Infissi e Bonus: ecco come le “aziende fantasma” ti rubano l’anticipo e spariscono

Annunci lampo, sconti impossibili, “ultimi posti” per i bonus. Poi l’anticipo vola via e la ditta svanisce. È la truffa più banale e, proprio per questo, la più efficace: sfrutta fretta, fiducia e disattenzione. Qui trovi come riconoscerla e come smontarla prima che tocchi il tuo portafoglio.

Come operano le “aziende fantasma”

Il copione, ormai, è rodato. Parte sui social o con email di phishing: foto di infissi perfetti, caldaie di marca, prezzi stracciati legati a “bonus in scadenza”. Messaggi brevi, emotivi: “Prenota ora”, “Ultimi 10 posti”. Tu chiedi info. Loro rispondono subito su WhatsApp con un “preventivo” a colpo d’occhio, senza mai vedere casa tua. Qui scatta il punto di svolta: “serve un anticipo per bloccare l’offerta” o “per ordinare i materiali”. Il pagamento? Bonifico istantaneo su IBAN non italiano o intestato a un nome che non coincide con la ditta. Dopo, silenzio.

Un dettaglio da ricordare: una ditta seria fa sempre un sopralluogo tecnico prima del preventivo. Misure, vincoli, accessi, tempi. Non si può progettare un serramento su una chat. E non esiste urgenza che giustifichi un bonifico a un conto estero “entro stasera”.

L’esca del prezzo fuori mercato merita un capitolo a parte. Se il costo è troppo più basso della media dei concorrenti, qualcosa non torna. Gli infissi e le caldaie hanno listini, posa, sicurezza, certificazioni. Il prezzo copre tutto questo. Quando scende troppo, di solito scende anche la realtà.

Il “sopralluogo fantasma” è il gemello dell’offerta fake. Qualcuno ti scrive: “Ci penso io, manda due foto e misura la finestra”. È comodo, è veloce, ma non è professionale. Senza sopralluogo, il rischio di errore è totale. E l’errore, nelle mani sbagliate, diventa scusa per chiedere altri soldi o per sparire.

C’è poi il nodo pagamenti. Per le detrazioni fiscali esistono canali tracciabili e causali precise: il cosiddetto bonifico parlante, con causale corretta, codice fiscale di chi detrae e Partita IVA del fornitore. I truffatori, invece, spingono su bonifici istantanei, ricariche carte o conti di prestanome. Se ti chiedono di “fare in fretta” e di “non usare il bonifico per detrazioni”, fermati.

La checklist per non farti fregare

Verifica la Partita IVA sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Deve risultare attiva e coerente con il settore edilizio.

Cerca l’impresa nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio. Controlla data di iscrizione, sede, amministratori.

Sede reale: guarda l’indirizzo su mappe e, se puoi, passa di fronte. Un ufficio esiste, un post box no.

Recensioni: leggi recensioni verificate su piattaforme affidabili. Occhio a profili neonati e commenti fotocopia.

Sopralluogo: pretendi un sopralluogo tecnico e un preventivo dettagliato, con materiali, tempi, posa, garanzie.

Pagamenti: usa solo bonifico parlante per gli interventi che accedono a detrazioni. No a contanti, ricariche o bonifici istantanei a conti esteri.

IBAN e intestatario: l’IBAN deve essere IT e l’intestatario deve coincidere con la ditta in fattura.

Contratto: fatti dare un contratto firmato, con penali, cronoprogramma e riferimenti del responsabile.

Bonus: le regole cambiano spesso. Verifica sempre sul sito ufficiale prima di firmare. Se la ditta parla di “scadenza a ore”, diffida.

Un’ultima immagine: tu, davanti a una finestra nuova che non arriva mai e a una caldaia promessa che non si accende. Vale la pena correre per un “ultimo posto” che non esiste? A volte, la scelta più prudente è anche la più veloce: quella che ti evita di inseguire un cantiere che non partirà mai.

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